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martedì 9 giugno 2020

La sintesi finale #STEP24

In questo blog abbiamo analizzato il termine linguaggio. Siamo partiti con i primi post  con cui abbiamo dato una definizione e trovato l’origine del termine e il collocamento nella mitologia, mediante una vignetta ed un quadro di Gastone Novelli andiamo a ritrovare il concetto sottoforma di immagine, che ritroviamo anche in una pubblicità della Treccani che esprime l’importanza della cultura,  uno spezzone di una serie tv focalizzata sull’importanza del linguaggio del corpo. Successivamente in campo letterario abbiamo visto un libro, ovvero, Lessico famigliare, una poesia, Marzo ‘79 di Tomas Transtomer, successivamente siamo andati alla scoperta del padre della lingua italiana, ovvero, Dante Alighieri, analizzato 1984 ed infine lo  Zibaldone di Giacomo Leopardi. Dal punto di vista filosofico abbiamo analizzato i dialoghi di Platone, nello specifico il Sofista, la filosofia nel pensiero medievale e moderno, la filosofia del linguaggio del ‘900 e l’etica del discorso di Jürgen Habermas. In questo blog ci siamo immersi anche nel campo dell'attualità parlando della situazione in cui ci troviamo in questo momento di emergenza dovuto al COVID-19,  il linguaggio di due articoli riguardanti un fatto di cronaca attuale e  il linguaggio macchina che adoperiamo ormai ogni giorno. Per concludere la panoramica del percorso di questo blog  riguardanti i concetti e le parole che circondano il termine linguaggio, abbiamo creato un abecedario eduna mappa concettuale con una dimensione olistica. 


CONCLUSIONE 


Abbiamo compreso l’importanza del linguaggio, che è alla base della comunicazione, senza il linguaggio non ci sarebbe un criterio oggettivo per comunicare con il mondo che ci circonda, non potremmo esprimere le nostre sensazioni, le nostre emozioni. Senza nessuna forma di linguaggio vivremmo in un mondo in cui noi saremmo gli unici protagonisti senza la presenza di altri personaggi, vivremmo in un mondo solitario creato solo per noi. Il linguaggio è alla base della vita, più linguaggi e lingue conosciamo e più la nostra vita potrà essere felice perché avremmo l’opportunità e gli strumenti per conoscere cose nuove e rivedere da nuovi punti di vista le cose che già conosciamo. 


Concludo citando due frasi di due grandi filosofi: 


“I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo.”                              LUDWIG WITTGENSTEIN 

 

“L'uomo si comporta come se fosse il modellatore e il padrone  

del linguaggio, mentre in effetti il linguaggio resta il padrone dell'Uomo.”           MARTIN HEIDEGGER 

venerdì 29 maggio 2020

Nello Zibaldone di Leopardi #STEP20

Lo Zibaldone di Giacomo Leopardi è un componimento di 4526 pagine manoscritte, composto tra il 1817 ed il 1832. In questo "diario intellettuale" descrive una vastità di interessi dell'autore, dandoci una visione a 360° del suo pensiero.
vi riporto uno spezzone del componimento a pagina n°747, in cui espone il suo pensiero riguardo la lingua latina:
Ma ai latini non accadde lo stesso. La loro letteratura, le loro arti, le loro scienze vennero dalla Grecia, e tutto in un tratto, e belle e formate. Essi le ricevettero già ordinate, composte, determinate, provvedute intieramente del loro linguaggio, trattate da scrittori famosissimi: in somma i latini non ebbero e non fecero altra opera che traspiantare di netto le scienze, arti, lettere greche nel loro terreno. Quindi era ben naturale che quelle discipline ch’essi non avevano formate, portassero seco anche un linguaggio non latino, perchè dovunque le discipline si formano, e ricevono ordine e corpo stabile e determinato, quivi se ne forma il linguaggio, e questo passa naturalmente alle altre nazioni insieme con esse discipline. Non avendole dunque i latini nè create nè formate, ma ricevute quasi per manus belle e fatte, neanche ne crearono nè formarono, [748]ma riceverono parimente il linguaggio. "

vi lascio il link dell'intero componimento qui.

giovedì 28 maggio 2020

Nell'utopia #STEP19

Possiamo collocare il termine linguaggio negli schemi i un pensiero utopico lo possiamo ritrovare nel famoso romanzo "1984" scritto da George Orwell nel 1948. questo romanzo può essere considerato come uno dei primi esempi di romanzo distopico, infatti l'opera è un'utopia negativa, che descrive pessimisticamente un futuro dopo lo scoppio di una guerra nucleare, un futuro in cui il mondo è diviso in tre macro-nazioni, l'Oceania, l'Eurasia e l'Estasia. Queste tre macro-nazioni si contendono una quarta fascia territoriale che viene denominata la "Terza Guerra Mondiale".
Nel libro "Il contributo", Fiammetta Ricci analizza il romanzo"1984",più nello specifico il rapporto tra potere di linguaggio e potere sul linguaggio, mostrandoci come nel romanzo, il potere politico attraverso la creazione di una Neolingua si insinua nei pensieri, nelle fantasia ed in ogni forma di relazione ed immaginazione del soggetto e nella realtà di cui fa parte. Secondo Fiammetta Ricci questa fenomeno esiste ed è di estrema attualità.

domenica 17 maggio 2020

Un abbecedario #step17

A- Argot
B- Balbuziente 
C- Crusca
D- Dialetto
E- Espressione
F- Fraseologia
G- Gergo
H- Heidegger
I- Idioma
L- Lingua
M- Macchina
N- Neolatino
O- Oratoria
P- Parola
Q- quaderno
R- Retorica
S- Scrittura
T- Terminologia
U- Umile
V- Vocabolario
Z- Zoologia

giovedì 14 maggio 2020

Un protagonita #STEP16

Se parliamo di lingua italiana non possiamo fare a meno di citare il padre della lingua italiana, ovvero, Dante Alighieri. Dante viene denominato padre della lingua italiana perchè fu uno dei primi grandi poeti a scrivere opere di grande spessore, ora conosciute in tutto il mondo, in volgare e non in latino, come i suoi predecessori lingua degli intellettuali. L'opera più famosa ed affascinante è certamente la Divina Commedia, opera scritta in volgare composto da 3 cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) con all'interno di ognuno 33 canti con l'aggiunta di un proemio iniziale per un totale di 100 canti. Nella Divina Commedia possiamo percepire l'uso del pluristilismo e plurilinguismo dantesco, cioè, la capacità di adattare il linguaggio usato al contenuto in cui ci si trova, in modo da coinvolgere e rendere partecipe il lettore. il motivo per cui Dante prediligeva il volgare è molto semplice, voleva che tutti potessero leggere e comprendere le sue opere e non che gli scritti fossero solo per una èlite di persone, in particolare intellettuali e nobili. Un'altra opera funzionale per il suo progetto fu il De vulgari eloquentia, una delle poche opere scritte da Dante in latino. Quest'ultima opera aveva il compito di far conoscere ai nobili e agli intellettuali la lingua volgare, con lo scopo di convincere tutto il popolo a parlare un'unica lingua, quella che negli anni a seguire sarebbe diventato il nostro italiano.

venerdì 3 aprile 2020

Testo di letteratura narrativa #step06

Lessico famigliare è un libro che narra le vicende di una famiglia ebrea e antifascista durante il regime nazifascista in Italia. Racconta la storia dei Levi, di cui l’autrice è l’ultima di cinque figli. Con assoluto rispetto della verità, e, per certi versi, mantenendo l’incanto della fanciullezza, l’autrice non solo ripercorre con la memoria le vicende dei suoi cari, ma ne fissa per sempre anche il linguaggio , i motti, le abitudini radicate. Soprattutto quelle del padre autoritario, che poco tollerava nelle conversazioni e nelle abitudini della sua famiglia. La Ginzburg ricorda i numerosi trasferimenti della sua famiglia, da Palermo dov’è nata, a Torino, dove ha vissuto parte della sua vita con i genitori. Ricorda la sua casa molto affollata durante la guerra dove, oltre alle persone che aiutavano in casa, venivano invitati solo antifascisti. Tra loro anche i nomi di Turati, che i Levi hanno ospitato quando era ricercato, e la Kuliscioff, e molti altri.

http://www.afivi.fr/medias/files/n.-ginzburg-lessico-famigliare-1.pdf

Di fronte ai limiti #step15

Il linguaggio è di per se un limite, è lo strumento più rapido ed efficace attraverso il quale un soggetto riesce a comunicare con un altro ...